Il #Dirittodicritica non fa il #giornalista
Oggi viviamo in un’epoca in cui chiunque, armato di uno smartphone e di un profilo social, può raggiungere migliaia di persone.
Questo ha generato l’illusione che l’esercizio del diritto di critica — sacrosanto e garantito a ogni cittadino — sia sovrapponibile alla professione giornalistica.
Confondere i due piani non è solo un errore concettuale, ma un rischio per la tenuta democratica del dibattito pubblico.
Il giornalista non è semplicemente “chi scrive”, ma chi opera all’interno di un perimetro di regole deontologiche e metodologiche.
Fare #cronaca significa: Verifica delle fonti, un processo rigoroso che distingue il fatto dal “sentito dire”, significa contestualizzare un evento affinché non resti un frammento isolato e interpretabile a piacimento.
Il giornalista risponde delle proprie parole davanti a un Ordine e alla legge, seguendo il principio della verità oggettiva dei fatti.
Al contrario, chi si limita a #raccontare spesso lo fa partendo da un’urgenza emotiva o ideologica. Qui l’opinione non accompagna il fatto, ma lo precede, lo modella e, infine, lo sostituisce.
Esiste una categoria crescente di figure che si professano #paladinidellaverità, erigendosi a custodi di realtà che i media tradizionali starebbero oscurando.
Questi soggetti giocano spesso sul fascino della #narrazione “senza filtri”, spacciando la mancanza di #professionalità per #indipendenza e l’assenza di #metodo per #onestà intellettuale.
La #critica verso questi “outsider” della cronaca si muove su due direttrici: Per il non-professionista, il “punto di vista” diventa il protagonista, l’#Ego viene prima dei fatti.
Non si riporta ciò che accade, ma ciò che si prova rispetto a ciò che accade.
La notizia diventa un palcoscenico per il proprio #narcisismo etico.
Senza il bagaglio di studi e la disciplina del mestiere, si tende a ridurre la realtà a schemi binari: buoni contro cattivi, verità contro complotto.
Questo approccio non informa, ma conferma i pregiudizi di chi ascolta
Il diritto di critica ci rende cittadini attivi; lo studio e la professione rendono il giornalista un garante del fatto.
Quando chiunque si sente autorizzato a definirsi giornalista senza averne l’onere e a preparazione, la verità no diventa più libera, ma solo più fragile, smarrita in un ,are di opinioni che hanno smesso di guardare in faccia i fatti.