Dopo essermi congratulata con l’ottimo lavoro condotto da tutto il direttivo provinciale ma in particolare dal collega Gianluca Caltanissetta sia per l’attività di segreteria provinciale ma anche a supporto del regionale sono intervenuta per un resoconto di un percorso che il Gus regionale sta portando avanti con determinazione all’interno di AssostampaSicilia e della FNSI – Federazione Nazionale Stampa Italiana.
Spesso, erroneamente, si è guardato agli uffici stampa come ad una realtà di serie B o, peggio, come a un comodo approdo per pochi fortunati.
La realtà che emerge dagli ultimi mesi di monitoraggio in Sicilia e dal confronto nazionale di Roma ci dice l’esatto opposto: il giornalismo pubblico è oggi la trincea più avanzata per la difesa della nostra dignità professionale.
Partiamo dai fatti di casa nostra. Nell’ultimo Direttivo allargato del GUS Sicilia abbiamo tracciato un quadro che definire desolante è un eufemismo.
La Legge 150 del 2000, che avrebbe dovuto rivoluzionare la comunicazione pubblica, è rimasta per troppi enti una “sconosciuta” o, peggio, un ostacolo da aggirare.
Cosa vediamo oggi nei nostri comuni, dalla provincia di Palermo a quella di Trapani, da Siracusa ad Agrigento?
E’ un pullulare di figure fiduciarie, portavoce che non si limitano alla comunicazione politica (legittima), ma che firmano comunicati, gestiscono flussi informativi e scavalcano l’obbligo di istituire l’ufficio stampa, social media manager che scrivono ed inviano comunicati in barba all’esercizio abusivo della professione.
Abbiamo casi di portavoce che percepiscono compensi irrisori — 400 o 500 euro — e che per sopravvivere devono continuare a collaborare con le testate, creando un corto circuito etico e professionale inaccettabile.
Ci sono poi Amministrazioni che, invece di assumere giornalisti, affidano la comunicazione istituzionale ad agenzie di servizi esterne, cancellando i posti di lavoro in pianta organica.
O bandi “sartoriali” e “fotocopia” o escludenti che ci insegnano che, anche quando i concorsi si fanno, spesso le maglie sono così strette o i criteri così ambigui da scoraggiare la partecipazione o da finire in un nulla di fatto.
Anche per rispondere a questa deriva, il 30 gennaio a Roma, presso lo spazio “David Sassoli” si sono svolti gli Stati Generali del giornalismo degli Uffici Stampa. La nostra Presidente nazionale Assunta Currà è stata chiara: “non possiamo più permettere che l’informazione ai cittadini sia gestita da figure prive di titoli e di vincoli deontologici.
Dall’assemblea di Roma è uscita la “Carta degli Stati Generali“, un documento che mette al centro tre pilastri:
- l’obbligo dell’Ufficio Stampa: Chiediamo che l’ufficio stampa sia un ufficio obbligatorio per legge in ogni PA, esattamente come l’ufficio tecnico o l’anagrafe. Non deve essere una scelta discrezionale del politico.
- La distinzione tra Informazione e Propaganda: Il cittadino ha diritto a un’informazione terziaria, verificata e firmata da un giornalista che risponde a un Ordine. Il Social Media Manager, se fa informazione nella PA, deve essere un giornalista, perché l’algoritmo non può tradire la verità sostanziale dei fatti.
- L’informazione non “timbra il cartellino” Grazie all’impegno di Alessandra Costante FNSI in sede ARAN, stiamo ribadendo che gli orari di un giornalista pubblico non sono quelli di un impiegato pubblico. Noi rispondiamo al ritmo della notizia da diffondere, non a quello della burocrazia.
A Roma presentato il Protocollo tra Anci e FNSI.
Un documento che dobbiamo far conoscere a tutti i nostri Comuni nei nostri territori.
Il Presidente Manfredi e la Segretaria Costante hanno messo nero su bianco che i Comuni devono adottare procedure uniformi. Il protocollo prevede, tra le altre cose:
- Commissioni d’esame qualificate: Mai più concorsi per giornalisti giudicati da soli dirigenti amministrativi. Nelle commissioni devono esserci giornalisti con almeno 10 anni di iscrizione all’albo.
2) Gestioni associate: Per i piccoli comuni, la soluzione non è rinunciare all’informazione, ma consorziarsi per assumere un giornalista in comune, garantendo stabilità e professionalità.
- Welfare di categoria: Il protocollo impegna i Comuni a riconoscere la previdenza complementare e l’assistenza Casagit per i colleghi assunti.
In Sicilia, sotto la guida del Presidente Orazio Vecchio, stiamo lavorando per far conoscere questo protocollo e la carta degli Stati Generali nella nostra realtà regionale. Di concerto con la Segreteria regionale siamo intervenuti presso alcuni Enti, incontrato l’allora assessore regionale della Funzione Pubblica per chiedere una “premialità” o un incentivo per quegli enti che decidono di assumere giornalisti regolarmente.
Ma c’è un punto fondamentale che voglio sottolineare con forza: questa non è la battaglia di una “corrente” del sindacato.
Mentre le redazioni si svuotano e l’editoria privata annaspa tra crisi e ammortizzatori sociali, la Pubblica Amministrazione rappresenta un giacimento occupazionale enorme che viene sistematicamente saccheggiato da abusivi o “amici degli amici”.
Ogni volta che un Comune non istituisce l’ufficio stampa, stiamo perdendo una posizione contrattualizzata, un contributo previdenziale, una possibilità di futuro per un collega precario.
Dobbiamo smetterla di pensare agli uffici stampa come a un mondo a parte. Se vogliamo dare ossigeno a una categoria fatta ormai quasi interamente di precari, dobbiamo pretendere che la legge sia applicata ovunque.
Concludo con una convinzione che è emersa con forza a Roma e che deve diventare il nostro mantra: “La battaglia per gli uffici stampa non è una rivendicazione corporativa di pochi privilegiati, ma è un atto di civiltà democratica. Perché se l’informazione pubblica è libera, trasparente e professionale, ne guadagna il cittadino; ma se l’informazione pubblica diventa il posto di lavoro negato a un giornalista per darlo a un “portavoce” senza vincoli o ad un social media manager he si improvvisa giornalista, allora abbiamo perso tutti.
Trasformiamo questa lotta in una delle grandi vertenze del sindacato.